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chiacchiere di Pontile...


si parlava di...il medico di bordo ...o qualcosa di simile...

 
il medico a bordo: quanti sono sprovveduti e rischiano e quanti sanno che si può avere informazioni per il pronto soccorso?
Gianni non aveva nemmeno un cerotto nel corredo di sicurezza della sua barchetta di 8 metri, figuriamoci se si sarebbe preoccupato di una crema antistaminica, mentre la moglie inveiva contro di lui perché non poteva prestare le prime cure alla sua bambina che era stata punta alla mano e il processo flogistico faceva il suo corso. Forse era stata un ape perché la mano si stava gonfiando a dismisura e l’unica cosa che era in grado di fare era quella di bagnare ripetutamente il dorso della mano della piccola con l’acqua di mare. Ma che sprovveduto! Era a 3 miglia dal porto dell’Isola Rossa della Gallura in una bella giornata di luglio. Nelle giornate che avevano preceduto quell’uscita in mare, sotto al patio della sua bella villa in collina , mentre ci gustavamo un bicchierino di mirto ci eravamo confrontati su questo argomento ed io stesso lo avevo decisamente consigliato di attrezzarsi con una piccola cassetta di pronto soccorso che tra le altre cose è anche obbligatoria, sottolineavo. Io non mi ero limitato al cerottino, e addirittura gli avevo fatto un elenco piuttosto nutrito di farmaci adatti per il pronto soccorso. Lui mi aveva preso in giro dicendomi che la mia barca era come una farmacia ambulante. Beh! forse non aveva tutti i torti perché l’avevo dotata anche di Novesina e Tobral per l’infezione oculare di Ciproxin per quella intestinale e di Immodium per gli attacchi diarroici. Un giorno quello che mi risolse un problema impellente fu un’iniezione intramuscolare di Toradol. Forse su un’altra barca non ci sarebbe stata questa possibilità, ma certamente su quella di Gianni nella maniera più assoluta NO. Il bersaglio fu il culetto bianco di una splendida ragazza che era salita a bordo per una crocierina che lei aveva prenotato alle isole Eolie. Il dolore acuto le prendeva persino il fiato e non riusciva nemmeno a parlare. Era un attacco ai reni per un grosso calcolo che le ostruiva le vie urinarie e si sa quanto debilitante possa essere una colica renale manifesta con quell’intensità. Lei stava per decidere pertanto di scendere dalla barca per ricoverarsi presso il più vicino ospedale rinunciando così forzatamente alla vacanza. Dopo un’ora dall’iniezione il viso prima ceruleo riprendeva lentamente il colorito roseo e l’espressione del viso riassumeva quella distensione che la riportava gradualmente alle condizioni di salute normali. Con quell’intervento riuscì a godersi la vacanza in pieno.  Anche a Gianni raccontai quell’episodio , ma la sua spavalderia lo rendeva pieno di se. Ma è anche proprio vero che per gli sprovveduti c’è un santo con la S maiuscola pronto a correre in loro aiuto. Io non sono mai stato un santo e la remota probabilità che proprio io mi trovassi su quella rotta era un caso che rientra in quella casistica dei fenomeni fortuiti e al tempo stesso fortunati. Fatto sta che ero proprio nei suoi paraggi a poche distanze d’acqua e riconobbi la sua barca, così attaccandomi al VHF lo chiamai per dargli un saluto. Fu lì che si aprirono le orecchie e gli occhi di Gianni, perché con un semplice spalmatina di Polaramin risolvemmo il gonfiore della manina di Anna , la piccola. Non si erano neppure accorti che la bimba aveva anche bisogno di altre cure perché un’inizio di infezione agli occhi avrebbe potuto diventare un serio rischio. Qualche goccia di Tobral e il problemino venne risolto. Vi ho raccontato un caso che mi è capitato personalmente ma chiedetevi quante volte si potrebbe risolvere problemi se solamente prestassimo un po’ di PREVENZIONE . Dimenticavo…lo sapete che se voi aveste un PC a bordo con la possibilità di collegarvi ad internet, avreste facilmente l’opportunità di accedere ad informazioni molto importanti per quanto riguarda la salute a bordo. C’è un sito che si chiama “MEDICO A BORDO” che vi consiglio di consultare. Io l’ho salvato in una cartella specifica e quando ne ho bisogno trovo alla svelta il necessario per intervenire. Se la tecnologia ci viene in aiuto, beh! USIAMOLA

...pericoli galleggianti...

un container che galleggia di giorno: che pericolo , figuriamoci di notte
 Non vi è mai capitato di vedere un tronco d’albero che improvvisamente vi sta arrivando dritto sotto la prua e ve ne accorgete solo all’ultimo momento e in qualche modo cercate di evitarlo con una brusca virata del timone? Beh! immaginatevi ora di trovarvi di turno di notte al timone mentre state navigando e i vostri amici sono comodi nella dinette oppure addirittura dormono nella loro cabina . Immaginatevi anche di essere sotto un cielo di stelle che coronano quell’atmosfera con la luna che illumina la vostra rotta e la corona di lucine appoggiate sulla costa come se fosse una catenella di perle. E’ una sensazione fantastica  e non manca proprio nulla per godersi quell’emozione, ma improvvisamente un’inattesa insidia è di fronte a voi e si muove alla vostra stessa velocità ma in senso contrario. E’ un container , non ancora avvistato né segnalato da nessuna comunicazione radiofonica, caduto da qualche mercantile . Lo so una remota probabilità che però se accade davvero rappresenta una pericolosissima condizione avversa che potrebbe tradursi in una tragedia per voi. Il vostro radar, se lo avete, certo non è in grado di avvistarlo e dunque come si potrebbe fare per evitare la collisione? Solo un colpo di fortuna e una costante vigile attenzione del timoniere che non deve mai dare niente per scontato.
Voi che suggerimenti dareste?? Ascolterei con molto interesse i commenti di tutti gli esperti e non.

:la pentola a pressione???? utile o pericolosa?

Non ci sono regole fisse a bordo altrimenti si vedrebbe snaturare il senso di libertà che il navigatore percepisce a bordo della sua barca e dunque ognuno fa quello che vuole e secondo le sue abitudini culinarie. Ma si possono esprimere pareri più o meno discordi o concordi sull’uso della pentola a pressione per preparare le nostre ricette culinarie. Su una barca a vela di circa 10 metri ci sono spazi sufficienti per avere un corredo di attrezzature che possono garantire una cucina capace di offrire all’equipaggio quel giusto compenso quotidiano di gratificazione. Non dimentichiamo che siamo Italiani e con la nostra penisola lunga e stretta ne abbiamo da vendere di idee in fatto di succulente ricette gastronomiche. Chi non lo apprezza non sa cosa si perde e, se poi considera che sotto la nostra chiglia l’ambiente è molto vivo di prelibate prede da gustare in una cenetta alla fonda, allora dico con tutta libertà che questo rientra palesemente nel mio modo di intendere la vita : i gusti e i sensi come terapia rilassante allo stile di vita in barca! Non è forse romantico ?  Torniamo all’uso della pentola a pressione; a parte il fatto che si consuma molto meno gas, quando sei in navigazione ed è arrivato il momento di mettere sotto i denti qualcosa di buono, se le condizioni del mare e del vento te lo consentono, perché non occuparci anche di quell’aspetto godereccio che ritroviamo col nostro pranzetto? E magari la nostra traina, se la facciamo, ci ha premiato con una lampuga o con un tonnetto di un chiletto, allora è proprio arrivato il momento giusto. Se hai una pentola a pressione puoi preparare un bel risotto a base di pesce in 5 minuti. Se vuoi strafare con un mix di primi per gli amici ed hai 2 pentole a pressione, la ciurma sarà estasiata dalle pennette al tonno pronte in 5 minuti e al risotto alla milanese nello stesso tempo. Ma che volete di più? Ah? Si si il contorno di patate a lesso alla siciliana  con cipollina e pezzetti di tonno…e pensate che da quando avete cominciato a spignattare sono passati solo 15-20 minuti, mentre per il resto …che goduria per la gola mentre la vostra vela solca l’onda spinta da un 10 nodi di maestralino giusto giusto per farvi felici!!! Ah , un ultima cosa per quanto riguarda la pericolosità, quale pericolosità??

il pannello solare

Spesso quando passeggiamo lungo le banchine nei porti, osserviamo strutture a mò di catafalco che sovrastano la poppa delle barche che espongono le loro cellette a microcristalli verso i raggi del sole per catturarli onde convertire quell’energia naturale in energia elettrica da distribuire alle utenze della barca. Alcuni li dispongono su rollbar, altri sulla tuga e qualcun altro sospesi come pensiline che vibrano come ali di libellule. A parere mio anche molto brutti! Comunque come L’eolico lo considererei un impianto integrativo e come esso anche l’energia prodotta è limitata, a meno che non si mettano due pannelli solari in coppia con dimensioni ad esempio 80 x 40. Capite bene che l’impatto visivo è davvero notevole. Inoltre costano ancora molto considerando che ciò che producono non risolve completamente il problema del bilancio energetico a bordo. Ma quando saranno più economici anche questo mercato sarà più seguito dai clienti diportisti. Una mia personale opinione è questa: un piccolo pannello solare di contenute dimensioni ( 25x20) che ha una capacità di 12 W può essere molto utile per sopperire alla caduta di energia che avviene fisiologicamente sulle batterie quando si lascia la barca per lungo tempo. In più il prezzo è avvicinabile da tutti i diportisti; infatti con 200 euro ce la si può cavare!   Piuttosto diciamo che un pannello solare che ha 36 celle, produce un totale di 16,2 V. (ciascuna cella produce 0,45 Volt) Se una batteria da 100 A avesse già consumato il 50% della sua energia disponibile, avrebbe bisogno di recuperare altri 50 ampere e quindi il pannello deve lavorare per 17 ore per ripristinare questo consumo (50/3, dove 3 sono gli ampere erogati dal generatore). Se poi si tiene conto che c’è sempre una naturale dispersione costante (K di variabilità), direi che le ore necessarie aumentano fino ad almeno una ventina. Normalmente la caduta di carica per una batteria è di circa 0,7 Volt/giorno , facilmente recuperabile da una sorgente che eroga 3 Ampere.  

soccorso in mare...solidarietà vera?

Soccorso e/o assistenza in mare vedi i decreti di legge 
Tutti , prima o poi ne hanno bisogno e dunque perché non parlarne? Approfittiamo col dire che il mare è sempre il nostro comandante al quale dobbiamo ubbidire con umiltà e quando lui è un po’ arrabbiato è fondamentale tirare i “REMI IN BARCA “ della nostra arroganza o in alcuni casi per qualcuno …..della sua spavalderia che lo porta spesso in situazioni delicate o addirittura pericolose. L’Autorità Costiera è “si” sempre pronta ad intervenire per il soccorso e l’assistenza in mare, ma è anche vero che i casi di intervento a volte sono talmente frequenti durante la stagione estiva che loro stessi non ce la fanno ad essere così solerti in tempi ragionevoli sul luogo del malcapitato che ha dato l’allarme. Detto questo occorre distinguere due aspetti che vengono regolamentati dal Codice della Navigazione: 1) IL SOCCORSO in mare 2) l’ASSISTENZA in mare. I due decreti che spiegano la definizione e l’interpretazione esatte sono il 489…   e 513…. Mentre il concetto di RECUPERO e RIMORCHIO AL TRAINO devono essere affrontati con un più ampio dettaglio perché molta è la confusione che si vuole “premeditatamente” fare per trarne un vantaggio spesso illecito e sproporzionato. E’ ovvio che il Recupero è identificato come quell’operazione necessaria ad una imbarcazione priva di comando, mentre il Rimorchio è quell’operazione che prevede il traino dell’imbarcazione in panne con o senza comando a bordo.
In briciole…. possiamo dire che si parla di Soccorso quando in gioco ci sono le persone che stanno mettendo a rischio la loro incolumità e necessitano di essere salvate poiché le condizioni della loro imbarcazioni e quelle meteoroliche sono talmente gravi da mettere in pericolo la loro vita.
Si parla invece di Assistenza quando il comandante di una imbarcazione trovandosi in panne in mare fa precisa richiesta di aiuto, pur non essendo in pericolo la vita sua e quella dei componenti dell’equipaggio a bordo.
In ogni caso, spesso capita che la prestazione fornita da privati sia oggetto di sfruttamento per guadagnare soldi (tanti, anzi troppi) a scapito dello sfortunato che chiede aiuto, e adattano a loro favore una scorretta interpretazione della legge. Si parla spesso di solidarietà in mare ma quando c’è di mezzo il soldo, la pelle diventa anch’essa una merce di scambio: io ti do assistenza , ma ti succhio un sacco di soldi come compenso….ma c’è di più! Chi se ne vuole approfittare? Ascoltate, vi racconto un caso che ovviamente non è assolutamente un caso isolato ma solo un esempio che a titolo di informazione penso che possa servire a tutti per conoscere e soprattutto diffondere il verbo dello stato di fatto in mare. E’ successo quando ero in navigazione sulla barca di un mio amico a 4 miglia da Marsala. Di colpo il cicalino del motore suona l’allarme mentre il mare rinforzava e già era 3, costringendoci a spegnere il motore. Avevamo ammainato la randa e  ridotto il fiocco mentre il vento soffiava a 35 nodi di scirocco sul naso, di conseguenza la scelta si era orientata sull’invertire la rotta verso Trapani . E’ successo di tutto; All’improvviso il fiocco ha ceduto e la drizza della randa si era ingarbugliata sulla prima crocetta e ci impediva di issarla per avere un po’ di vela terzarolata a due mani. Che fare? Non c’era molto da fare essendo stati privati dei due propulsori della nostra barca, se non lanciare il PanPan e chiedere assistenza alla Guardia Costiera che subito ci contattava. Nello stesso istante, in ordine di apparizione sulla scena prima arriva la conferma di disponibilità all’aiuto da parte di un grosso rimorchiatore che si avvicina e ci assicura che non ci sono problemi e può tranquillamente provvedere a trainarci. Ma al momento in cui il mio amico fa cenno al costo del traino, ecco che la loro disponibilità muta in una serie di giustificazioni fino ad annunciarci che non hanno il permesso dalla loro direzione. La frase comunicataci via VHF fu , ma non si preoccupi …importante è che vi salviamo la pelle! Ma non si tratta di pelle………. io stesso trasmettevo , ma solo di traino. Un secco no, dall’altra parte! Così il secondo messaggio radiofonico fu quello di una barca di pescatori che distava 15 miglia ed anche loro non si volevano sbilanciare sul compenso economico che invece noi volevamo pattuire. Alla fine si offrì una piccola barchetta del porto che con un motore potente, a detta del tizio che la pilotava, sarebbe riuscito a ricondurci in porto. Perché dico tutto questo ? Perché nel frattempo erano passate 3 ore ed il mare si era ingrossato ancor di più e la CP che era venuta in nostra assistenza era lì ferma con noi e ci chiedeva insistentemente di lasciare la barca abbandonata all’ancora, poco prima calata a 12 metri di profondità. Il motivo di questo comando stava nel fatto che secondo il loro regolamento la CP non era autorizzata al traino dell’imbarcazione ma solo al recupero delle persone. Noi ovviamente non abbiamo voluto lasciare la barca. E ABBIAMO FATTO MOLTO BENE . Udite! Udite! Nel momento in cui si stava avvicinando la barchetta del privato , istantaneamente la CP ci lancia la loro cima e piano piano veniamo rimorchiati. Ma non potevamo farlo 3 ore fa , incavolati neri gli dicevamo, ma tenendo conto della situazione cercavamo di non urlare più di tanto , tanto più che comunque la Guardia Costiera era stata piuttosto gentile. E intanto…la barchetta del privato se ne tornava sola nel porto, ma all’arrivo ecco le pretese economiche del “non rimorchio effettuato”  da loro.   …ALMENO 2000 EURO!.... Il mio amico si era fatto più verde dello smeraldo del mar dei Sargassi, ma concluse con 1000 euro per NIENTE, il non servizio, ma il disturbo, perché preoccupato della eventuale vendetta e ritorsione del famoso “tizio”. E poi c’è dell’altro…. La cima la si dà o la si riceve??? ATTENZIONE perché anche su questo argomento convinzioni e vecchie abitudini di borgata di mare sostengono che se ricevi la cima poi sei costretto a riconoscere un compenso maggiore che va a discrezione del rimorchiatore.
Ma lo sapevate che  se avessimo lasciato la barca all’ancora senza nessuno a bordo , qualcuno l’avrebbe potuta recuperare con una richiesta di compenso pari quasi al 25% del valore dell’imbarcazione? La storia dell’ancora che siamo stati costretti ad abbandonare incagliata sul fondo ve la racconterò la prossima volta.   Chi c’è sotto tutta questa organizzazione che specula sulla pelle del malcapitato   LA MIA MENTE SCIVOLA SULL’ONDA DELLA SOLIDARIETA’ IN MARE mmmmmm….ma quella è un’onda anomala e di conseguenza molto rara……

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